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Dossier · Passaporto del Molise

Osservare il territorio · capire una pratica · restituire ciò che può insegnare

La biodiversità che corre lungo i tratturi

Animali, semi, razze, pascoli e saperi: che cosa si muove insieme ai greggi e che cosa cambia quando la rete della transumanza si interrompe.

Molise — rete tratturale Ricerca documentale e osservazione sul territorio: 2026
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Gregge di capre in movimento vicino a un cartello del tratturo Castel di Sangro-Lucera.

Il cartello dice “tratturo Castel di Sangro–Lucera”. Sotto il gregge, però, c’è asfalto. Le capre occupano quasi tutta la carreggiata e continuano a muoversi, accompagnate da più persone. È una buona immagine da cui partire, perché il tratturo di oggi non coincide sempre con la strada verde che immaginiamo quando parliamo di transumanza.

Da qui nasce la domanda di questo Dossier: quando gli animali si spostano lungo il territorio, che cosa si muove insieme a loro? Non soltanto corpi. Il movimento può coinvolgere semi, vegetazione, nutrienti, razze allevate, conoscenze e attività economiche. Ma questi legami vanno distinti e verificati, senza trasformare la biodiversità in uno slogan.

Gregge di capre in movimento vicino a un cartello del tratturo Castel di Sangro-Lucera.
Un gregge caprino in movimento lungo un tratto segnalato del Castel di Sangro–Lucera. Il passaggio avviene qui sull’asfalto: una fotografia utile per capire quanto il tratturo contemporaneo possa essere diverso dall’immagine di una semplice pista erbosa.

Foto: Passaporto del Molise

Un tratturo non è soltanto il punto in cui si cammina

Le grandi vie armentizie erano fasce destinate al movimento stagionale degli animali, inserite in un sistema fatto di pascoli, punti d’acqua, soste, paesi e scambi. La ricerca dell’Università del Molise ha ricostruito catastalmente i principali tratturi regionali e ne ha analizzato copertura del suolo, antropizzazione e avanzamento della vegetazione.

Il risultato è un paesaggio molto meno uniforme della sua rappresentazione sulla carta. Esistono porzioni ancora leggibili e altre trasformate da coltivazioni, infrastrutture, occupazioni o ricolonizzazione naturale. Sul Castel di Sangro–Lucera sono stati individuati sia tratti relativamente conservati sia sezioni fortemente compromesse.

Per questo una segnaletica “tratturo” e una carreggiata moderna possono oggi comparire nella stessa fotografia. Conservare il tracciato amministrativo, mantenerne la forma paesaggistica e renderlo ancora utilizzabile dagli animali sono tre questioni collegate, ma non identiche.

Persone e gregge caprino su un percorso segnalato come tratturo Castel di Sangro-Lucera.
Oggi il movimento degli animali incontra strade, segnaletica, accessi e altri elementi contemporanei. Conservare il tracciato e mantenerlo realmente utilizzabile non sono sempre la stessa cosa.

Foto: Passaporto del Molise

Che cosa può trasportare un animale

Gli erbivori non attraversano passivamente il paesaggio. Mangiano, brucano, calpestano, lasciano deiezioni e possono disperdere semi. La dispersione avviene sia all’esterno del corpo sia dopo l’ingestione. Esperimenti condotti sulle capre in ambiente mediterraneo mostrano che una parte dei semi ingeriti può rimanere vitale e germinare, mentre per altre specie il passaggio intestinale riduce fortemente vitalità e germinazione.

Il punto importante è proprio questo: il meccanismo esiste, ma non tutti i semi viaggiano allo stesso modo e non tutti gli animali producono lo stesso effetto. Dire che “il gregge porta biodiversità” è quindi troppo semplice. Più correttamente, il movimento degli erbivori è uno dei processi che può collegare habitat differenti.

Gregge caprino in movimento nel paesaggio molisano lungo un tratto segnalato del tratturo.
Il movimento collega ambienti differenti. La ricerca scientifica mostra che gli erbivori possono disperdere semi e modificare la vegetazione; gli effetti sul singolo tratto molisano, però, dipendono dalla gestione e non possono essere dedotti dalla sola fotografia.

Foto: Passaporto del Molise

Pascolare significa modificare il paesaggio

Anche il pascolo va letto senza automatismi. Una meta-analisi europea pubblicata nel 2024, basata su 54 studi, ha trovato nei prati gestiti estensivamente mediante pascolo o sfalcio una ricchezza di specie mediamente superiore rispetto ai prati abbandonati, con un effetto particolarmente forte sulla vegetazione.

Non significa che qualsiasi numero di animali faccia bene alla biodiversità. Intensità, durata, stagione, specie allevata e caratteristiche dell’habitat cambiano il risultato. Un prato pastorale è un ecosistema che dipende anche dalla gestione: quando quella gestione scompare, il paesaggio evolve verso altre forme.

Le capre sono un caso, non l’intera storia

Le fotografie di Passaporto del Molise documentano una transumanza caprina lungo un tratto segnalato del Castel di Sangro–Lucera. È un caso utile per osservare il movimento contemporaneo, ma non può rappresentare da solo la pastorizia transumante molisana.

ARSARP collega la Pecora Gentile di Puglia ai lunghi spostamenti fra Tavoliere, Molise e Abruzzo. Il Catalogo nazionale del Ministero della Cultura documenta inoltre la transumanza bovina a Frosolone e registra, nel caso schedato del 2016, una mandria di 350 bovini. Capre, pecore e bovini usano il territorio in maniera diversa e selezionano diversamente la vegetazione.

Gregge di capre in movimento accompagnato da una persona.
Le capre sono uno dei casi osservabili oggi, non l’intera storia: la transumanza molisana comprende anche tradizioni ovine e bovine.

Foto: Passaporto del Molise

La biodiversità può avere corna, lana e un registro anagrafico

La biodiversità non riguarda soltanto le piante spontanee. Riguarda anche le risorse genetiche animali. ARSARP indica per la Capra Grigia Molisana una popolazione di circa 150 capi iscritti al registro distribuiti in circa dieci aziende, con sistemi di allevamento anche estensivi, semibradi e transumanti.

Questo dato non ci autorizza a identificare come Capra Grigia gli animali delle nostre fotografie: la razza non si attribuisce con certezza da un’immagine. Ci fa invece capire quanto la conservazione di una popolazione locale possa dipendere da un numero ridotto di allevamenti.

Una razza non continua a esistere soltanto perché è considerata importante. Ha bisogno di riproduzione, gestione, pascolo e di aziende capaci di sostenere economicamente il lavoro. La conservazione genetica, a questo punto, incontra direttamente l’economia della pastorizia.

Primo piano di alcune capre appartenenti a un gregge in Molise.
Mantelli e morfologie differenti all’interno del gregge. La razza dei singoli animali non viene attribuita dalla sola fotografia.

Foto: Passaporto del Molise

Il Molise dei semi diversi

La biodiversità molisana è anche coltivata. Uno studio pubblicato nel 2021 ha riunito dati su 1.615 varietà erbacee locali conservate on farm in Italia. In quel dataset il Molise risultava la regione con la maggiore densità di landrace rispetto alla superficie regionale e contava cinquanta varietà di fagiolo.

È un risultato molto forte, ma va letto per quello che è. Gli autori collegano la ricchezza delle aree appenniniche molisane a fattori ambientali e antropici — diversità altitudinale, agricoltura familiare, sistemi a basso input — e ricordano che anche l’intensità delle attività di censimento può influire sulla quantità di varietà conosciute.

La transumanza ha prodotto questa agrobiodiversità?

ARSARP ha costruito gli Itinerari della Biodiversità Agroalimentare mettendo esplicitamente in relazione risorse genetiche locali e rete tratturale. Lungo questi itinerari compaiono razze e varietà come Gentile di Puglia, Capra Grigia, Cece Nero, Fagiolo della Paolina, Pomodoro e Moscato di Montagano.

È una relazione interessante, ma non la trasformiamo in una causalità che le fonti disponibili non dimostrano. Non possiamo affermare, per esempio, che una specifica varietà di fagiolo si sia diffusa attraverso un determinato tratturo senza una ricostruzione storica specifica.

Possiamo però porre una domanda più utile: quali sementi, animali da riproduzione, merci e conoscenze circolavano realmente insieme alle comunità pastorali? Il rapporto fra mobilità e agrobiodiversità probabilmente non passa attraverso un solo meccanismo e merita di essere studiato caso per caso.

Un seme conservato e un seme coltivato

Il sistema nazionale di tutela dell’agrobiodiversità affianca alle strutture di conservazione ex situ gli agricoltori e gli allevatori custodi e prevede anche la reintroduzione in coltivazione delle risorse genetiche. La distinzione è essenziale.

Un seme conservato in una banca protegge una risorsa genetica dall’estinzione. Un seme che continua a essere seminato rimane invece dentro una relazione fatta di terreno, clima, selezione, lavoro, cucina e scambio. Le due forme di tutela sono complementari, ma non equivalenti.

Il tratturo può essere anche un corridoio ecologico

La ricerca sulle vie della transumanza in Spagna offre un’altra pista. Nel 2025 uno studio ha mostrato che, in paesaggi agricoli intensivi, fasce erbose più larghe delle vie pastorali sostenevano comunità di formiche più ricche e funzionalmente diverse. Un secondo lavoro ha rilevato un ruolo delle drove roads in uso come rifugio per le api selvatiche.

Sono risultati importanti, ma non sono stati raccolti sui tratturi molisani. Per questo li usiamo per capire il funzionamento possibile di una via pastorale ben conservata, non per dichiarare già dimostrato lo stesso effetto nel Molise.

Quando il movimento si ferma

Sul Castel di Sangro–Lucera gli studi dell’Università del Molise documentano sezioni compromesse da occupazioni e ricolonizzazione naturale. Il punto non è contrapporre un prato “buono” a un bosco “cattivo”. È riconoscere che il paesaggio pastorale aperto è stato mantenuto anche da una forma di uso.

Quando il pascolo scompare, quell’habitat cambia. Se vogliamo conservare le specie e le funzioni legate ai prati seminaturali, può essere necessario conservare anche una gestione estensiva. Se l’obiettivo ecologico è diverso, cambiano anche le scelte. L’abbandono non è quindi una forma neutra di gestione.

Oggi il gregge attraversa un territorio diverso

Le immagini mostrano quanto questa storia sia contemporanea. Il gregge incontra carreggiate, guardrail, recinzioni e segnaletica. Elementi ordinari per chi viaggia in automobile diventano ostacoli, passaggi o decisioni per chi deve spostare molti animali.

Persona che accompagna un gregge caprino lungo una strada nel paesaggio molisano.
Guardrail, carreggiate e attraversamenti entrano oggi nella geografia concreta della mobilità pastorale.

Foto: Passaporto del Molise

La continuità della transumanza dipende quindi anche dalla continuità materiale del percorso: accessi, acqua, possibilità di sosta, attraversamenti e relazioni con i terreni circostanti. Un tratturo può esistere sulla carta e avere perso una parte della propria utilizzabilità pastorale.

Il sapere che non compare sulla mappa

La transumanza è riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale proprio perché non consiste soltanto in una strada o in un animale. Comprende conoscenze sull’ambiente, sull’allevamento e sulla gestione delle risorse, trasmesse soprattutto attraverso la pratica.

Una mappa può indicare il percorso. Non decide quando partire, dove fermarsi, come affrontare un animale in difficoltà o come attraversare una strada con un gregge. Se questo sapere scompare, possiamo continuare ad avere il tratturo come bene materiale ma perdere una parte decisiva del sistema che lo rendeva vivo.

Capra durante una fase di gestione del gregge.
Muovere un gregge significa anche gestire soste, animali, recinzioni e imprevisti. È un sapere pratico che non compare su una carta del tratturo.

Foto: Passaporto del Molise

Recuperare il percorso o tenere vivo il sistema?

Il progetto T.R.A.M.E., coordinato dall’Università del Molise con l’Università di Foggia, parla di pastorizia transumante come patrimonio bioculturale: paesaggio, biodiversità animale e ambientale, attività produttive, archivi e comunità vengono studiati insieme.

È una distinzione importante anche quando si parla di turismo lento. Segnalare un percorso, renderlo camminabile o costruire una traccia GPS può aiutare a conoscere il territorio. Ma non sostituisce automaticamente il movimento pastorale che ha contribuito a modellarlo.

Il problema allora non è soltanto come rendere nuovamente visibile un tratturo. È capire quali condizioni permettano ancora ad animali, allevatori e paesaggi pastorali di continuare a esistere insieme.

La biodiversità che corre

Siamo partiti da un gregge di capre sull’asfalto e siamo arrivati a un sistema molto più grande. Gli animali possono disperdere semi e modificare la vegetazione. Le razze locali dipendono da chi continua ad allevarle. Le varietà agricole dipendono anche da chi continua a coltivarle. Il tratturo, infine, dipende dalla possibilità che il movimento non venga ridotto a una memoria.

Per questo la biodiversità dei tratturi non è una lista di specie da incontrare lungo un cammino. È una rete di relazioni fra movimento, gestione e territorio.

La domanda che rimane è semplice: quando il gregge smette di camminare, che cosa smette di muoversi con lui?

Cosa ci insegna questa pratica

Il tratturo non è soltanto un tracciato storico: è una infrastruttura socio-ecologica il cui significato nasce dal movimento e dalle relazioni fra animali, persone, pascoli e territori.

La mobilità degli erbivori può disperdere semi e modificare gli habitat; la gestione estensiva può contribuire al mantenimento di alcuni prati; razze e varietà locali continuano a esistere solo se esistono anche pratiche e custodi.

Quello che si può replicare. Ciò che può essere trasferito ad altri territori è il metodo: non conservare soltanto il percorso o la risorsa genetica, ma osservare insieme movimento, gestione, continuità ecologica e condizioni economiche.

Il limite da tenere presente. Non tutti i benefici ecologici sono automatici. Gli effetti dipendono dal tipo di animale, dall’intensità del pascolo e dal contesto; inoltre non è dimostrato che ogni varietà agricola associata oggi agli itinerari tratturali sia stata storicamente diffusa dalla transumanza.

Fonti consultate

Metodo Passaporto. Questo dossier nasce da sopralluoghi e fonti consultabili. Quando un dettaglio non è ancora verificato, lo segnaliamo invece di trasformarlo in certezza.

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